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Recast (Kleine Fuge) - per orchestra

 - Recast (Kleine Fuge)
 
 
Generi:
  Contemporanea
  Classica
Orchestrazioni:
  Piccola orchestra
  Percussioni
  Orchestra sinfonica
  Orchestra
  Arpa
  Archi
Supporto: Partiture Cartacee
Anno: 2020
 
 
 

Per informazioni su acquisto o noleggio dei materiali per l’esecuzione (parti staccate e partitura in formato A3) mandare una mail a edizioni@preludio.it.

 

 

Beethoven-Trocchia RECAST (Kleine Fuge): il fascino discreto della forma

«Si scrive di continuo musica moderna, e di fronte ad essa la musica del futuro deve sempre fare un passo indietro». L’aforisma del 1923 è di Arnold Schoenberg e le parole si adattano particolarmente bene alla composizione del 2015 di Francesco Trocchia, una rivisitazione di frammenti di mano beethoveniana.

L’abbozzo di fuga al centro di RECAST proviene dal quaderno di schizzi noto come Landsberg 7, utilizzato da Ludwig van Beethoven fra il 1800 e il 1801: esso è l’aforistico, frammentario testo di partenza. Nella nota introduttiva alla partitura leggiamo che Trocchia ha voluto immaginare un Beethoven quasi sessantenne alle prese con quel testo incompiuto di inizio Ottocento, basato su un soggetto di fuga che affonda le sue radici nella tradizione artistica e accademica; «sedotto» da questa idea, il compositore milanese ha deciso di utilizzare tutto il materiale compositivo di Beethoven «creando unitarietà in una nuova composizione».

Affrontando i problemi di ordine stilistico ed estetico che la scelta comporta, Trocchia ha così intrapreso la fatica di completare e sviluppare i frammenti, riempiendo i vuoti tra uno schizzo e l’altro con sezioni di raccordo scritte ad hoc. Ne è nata «una fuga ciclica che fonde l’esperienza beethoveniana a quella tardo romantica di forma sonata/variazione in un contesto sonoro che accoglie l’esperienza delle avanguardie del secolo scorso e i vivi contributi del jazz».

Nel costruire un nuovo edificio sonoro attorno al testo musicale del genio di Bonn, l’Autore rivolge un inchino ai grandi protagonisti e agli stili della storia musicale d’Occidente: un omaggio all’immortalità di idiomi e forme che sono sempre in grado di ispirare il nuovo. Tale è la fuga, uno dei contenitori della fuggevole materia sonora ereditati dalla tradizione. Passando dagli esemplari bachiani a quelli beethoveniani, fino alle rivisitazioni contemporanee, essa resta un veicolo per delineare le trasformazioni del linguaggio musicale. Perché le convenzioni formali fungono da mediatrici fra un’idea musicale e la sua percezione da parte dell’ascoltatore: la loro funzione consiste nel rendere comprensibile un’idea, affermò lo stesso Schoenberg. Il ricorso a questa forma contrappuntistica ha così portato Trocchia non solo a rivisitare tecniche compositive tradizionali – con un omaggio esplicito a Johann Sebastian Bach – ma, anche e soprattutto, ad indagare la comunicabilità del pensiero musicale contemporaneo sfruttando un preciso sistema di relazioni formali.

La complessità di RECAST è data anche da una macroforma di ampio respiro, la cui ossatura è costituita dalle tre pagine di schizzi beethoveniani, integralmente citati. Per molti aspetti questo lavoro di Trocchia è idealmente riferibile all’op. 133 di Beethoven, la Große Fuge per quartetto d’archi. Lo è, soprattutto, la concezione ciclica, con il materiale tematico onnipresente ma costantemente sottoposto a variazione: una delle tecniche che permisero a Beethoven di ripensare e dilatare il modello settecentesco della fuga, integrandolo nel disegno della forma-sonata, con le sue tensioni armoniche e il suo complesso sviluppo.

A quell’opera della tarda maturità di Beethoven ci riporta anche l’introduzione rigorosamente omofonica degli archi che, come l’Overtura del quartetto, prelude al successivo, impetuoso dispiegarsi della polifonia. E se Beethoven con la sua op. 133 sconcertò i contemporanei per le arditezze melodiche ed armoniche, per la densità, complessità, per l’apparente caos del tessuto musicale, Trocchia nelle sezioni composte ad hoc porta alle estreme conseguenze la sonorità, congegnata come un meccanismo ad orologeria di eventi sempre più ravvicinati. Proprio l’accumulazione esponenziale del materiale sonoro, e la sua successiva dispersione, divengono il motore narrativo, creatore di tensione: risposta odierna alla classica dialettica tonica-dominante che resta comunque presente, in potenza, negli abbozzi incorporati.

L’esame del testo musicale rivela l’architettura e le simmetrie inudibili all’ascolto e la partitura invita a una lettura su piani paralleli, ove tradizione e attualità finiscono sempre per intersecarsi. L’innesto dei frammenti nella ricerca compositiva attuale porta la musica di Beethoven a toccare la nostra, instillandovi il suo soffio eterno e vitale.

Paola Teresa Rossetti

Info Acquisto

Per questo pezzo è possibile acquistare o noleggiare i materiali per l’esecuzione (parti staccate e partitura A3).
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