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Rose e Viole - Francesco da Milano, Pietro Paulo Borrono

 - Rose e Viole
 
 
 
Genere:
  Musica Antica
Orchestrazione:
  Liuto
Supporto: CD
Anno: 2006
 
 
 

English version

Francesco da Milano e Pietro Paolo Borrono da Milano occupano nel panorama della musica italiana  per liuto della prima metà del Cinquecento un posto di assoluto rilievo. L’uno e l’altro possono infatti essere considerati come i massimi esponenti dei due generi compositivi, il ricercare (fantasia) e la danza,  con cui si sperimentano sulla tastiera del liuto le risorse tecniche e musicali in grado di dare dignità artistica a un linguaggio strumentale autonomo e progressivamente affrancato dai modelli vocali allora predominanti. Francesco scrive prevalentemente ricercari, anche se una parte significativa della sua produzione è dedicata alle trascrizioni di brani vocali; Borrono si orienta invece su forme di danza quali la pavana e il salterello, pur non tralasciando di cimentarsi occasionalmente con la forma del ricercare. Non è forse casuale il fatto che le loro opere siano in parte inserite negli stessi libri di intavolatura, quasi a conferma della complementarietà dei due generi che caratterizzavano il repertorio praticato dai liutisti. Sin dall’inizio della sua storia il liuto ha dato voce a esigenze musicali diverse: considerato lo strumento principe nella raffinata cultura del periodo, il liuto poteva sia accompagnare una voce oppure un ensemble a più parti vocali e strumentali, sia assumere un ruolo solistico veicolando le nuove tendenze stilistiche e formali che germogliavano nella pratica strumentale del Rinascimento, ormai autonoma e in grado di forgiarsi un proprio idioma. Le intavolature di Francesco Spinacino (1507), Joan Ambrosio Dalza (1508) e di Vincenzo Capirola (1517) che cronologicamente precedono di pochi decenni le intavolature di Francesco e di Borrono, ci attestano come il genere colto del ricercare  e quello di derivazione popolare della danza  contribuiscano, unitamente alle trascrizioni vocali,  alla definizione di una scrittura musicale in cui vengono esaltate le peculiarità tecniche ed espressive dello strumento. Proprio l’esperienza maturata agli inizi del Cinquecento perviene nella produzione di Borrono e soprattutto di Francesco, a partire dal 1536, a una tale compiutezza estetica che possiamo considerare le loro opere tra i primi capolavori della storia della musica strumentale.

 

 

Francesco Canova nasce nel 1497 a Pieve di Vimercate e trascorre i primi anni della sua vita a Milano, dove probabilmente studia con Giovanni Angelo Testagrossa (1470-1530), liutista fra i più rinomati del periodo  e maestro anche di Isabella d’Este. Nel 1519, all’età di appena 22 anni,  lo troviamo tra i musici al servizio della corte vaticana, dove rimarrà per molti anni. Il mecenatismo di papi quali Leone X, Clemente VII e Paolo III richiama alla corte vaticana artisti, letterati e musicisti di varia provenienza fra i quali appunto Francesco, che proprio in quella sede in virtù del suo straordinario talento riceverà apprezzamenti e consensi che lo renderanno famoso sia in Italia che nel resto d’Europa. L’attività di Francesco non si esaurisce nella sola corte papale: dopo il sacco di Roma (1527) lo troviamo a Salsomaggiore o forse a Piacenza, e successivamente è probabile un suo soggiorno a Napoli, dove 1536 saranno pubblicate dall’editore Sultzbachius due libri di intavolatura con sue composizioni. Negli ultimi anni della sua vita Francesco ritornerà a Milano, dove morirà nel 1543. Fra gli episodi più significativi della sua vita è da annoverare nel 1538 un viaggio a Nizza a seguito di Paolo III, che ivi incontrerà l’imperatore Carlo V e il re Francesco I. Le cronache ci riferiscono che in questa circostanza le esibizioni di Francesco colpirono profondamente il re Francesco I che non esitò a manifestargli la propria ammirazione. E’ probabile inoltre che per un certo periodo Francesco abbia soggiornato a Parigi. Girolamo Cardano (1501-1576), medico, matematico e astrologo milanese, scrive a proposito di Francesco, in un oroscopo del 1543, che fu ammirato da tutti e considerato superiore ai musicisti passati e presenti. La sua fama fu tale che gli venne attribuito l’appellativo di divino: quando nelle cronache dell’epoca si parla di Francesco leggiamo infatti il divino Francesco da Milano. Se pensiamo che tale appellativo ha designato nel Cinquecento solo artisti di altissimo livello, fra cui Michelangelo, possiamo renderci meglio conto della considerazione di cui godeva  il nostro liutista. A tale riguardo, vale la pena di ricordare come proprio i nomi di Francesco e di Michelangelo siano accomunati come esempi di artisti sommi nelle rispettive discipline (Galeazzo Florimonte, I ragionamenti sopra la filosofia morale d’Aristotele, Venezia 1554). Al di là delle testimonianze riportate e di molte altre che ci sono pervenute, la fama del divino Francesco ci è attestata soprattutto dalle molteplici stampe e manoscritti contenenti le sue opere: il suo nome ritorna frequentemente nelle raccolte liutistiche per tutto il Cinquecento sino alle soglie del Seicento,  fatto questo straordinario se si considera che all’epoca la morte di un compositore segnava anche la fine della sua presenza nell’editoria musicale. Dopo il 1543, anno della morte di Francesco, troviamo invece un numero cospicuo di pubblicazioni e raccolte manoscritte in cui sono presenti suoi lavori che superano addirittura i confini italiani per diffondersi in tutta l’Europa. La ragione di ciò va ricercata nell’alto livello di ispirazione che permea le sue opere: la fama di Francesco non dipendeva solo dalle sue capacità strumentali, che ne avrebbero confinato la notorietà esclusivamente agli anni in cui visse, ma dal suo genio creativo che ha continuato per molti decenni ancora ad affascinare le successive generazioni di liutisti. I ricercari di Francesco presentano una variegata gamma di risorse strutturali prevalentemente mutuate dalle coeve forme vocali. In particolare il madrigale, articolato in episodi che si avvicendano alla luce di un sapiente gioco contrappuntistico, trova nelle opere di Francesco un’ulteriore conferma dei principi ispiratori declinati però in chiave strumentale, vale a dire tesi a realizzare una polifonia modellata sulle risorse tecniche del liuto (Ricercari I, III, XXXII). Contrariamente a quanto si verifica a volte nella letteratura liutistica del periodo allorché si sacrifica la fluidità esecutiva al rispetto del contrappunto, Francesco riesce miracolosamente a trovare un punto di equilibrio tra le due esigenze: i suoi brani appagano l’occhio in virtù delle sottili e precise geometrie sonore che disegnano senza però appesantire la mano. Oltre al madrigale, anche la chanson parigina con i suoi vivaci giochi ritmici influenza la scrittura di Francesco, che proprio ispirandosi  a questa forma scrive brani di una straordinaria agilità e trasparenza (Ricercari XII, XXIII, XXXI). Nella produzione di Francesco troviamo pure composizioni che possono essere considerate delle fughe vere e proprie,  costruite cioè su un solo elemento tematico piuttosto che sul tradizionale impianto episodico di derivazione madrigalistica, in questo anticipando i futuri sviluppi della musica strumentale (Ricercari V e VI). Infine meritano un richiamo le trascrizioni di brani polifonici, che possiamo considerare il dovuto tributo che ogni compositore dell’epoca pagava alla vocalità, espressione somma dell’arte musicale. In questi lavori Francesco si mostra rispettoso del brano vocale salvaguardandone l’impianto originale e concedendosi solo qualche rara diminuzione.

 

 

Sotto tutt’altro segno si svolge la vicenda umana e artistica di Borrono. Le notizie che ci rimangono di lui ce lo ritraggono come un personaggio torbido che potrebbe fare da protagonista ad un romanzo di intrighi di corte. Citato, oltre che come musicista, anche come uomo d’arme e spia, lo troviamo implicato in episodi poco edificanti, come quando si reca a Roma in qualità di sicario col compito di assassinare il cardinale Alessandro Farnese. Borrono fu scoperto e confessò, ma continuò comunque la sua attività spionistica fino all’episodio del 1664, quando, come ci viene narrato, ormai “septuagenario e decrepito” riesce a sottrarsi alla cattura da parte dei fanti del capitano di giustizia di Milano con le vesti stracciate e “lassando la sua cappa e biretta”. Dopo questo episodio rocambolesco non si hanno più sue notizie. Le opere di Borrono ricorrono frequentemente nelle raccolte liutistiche dell’epoca e, come già ricordato, constano prevalentemente di pavane e saltarelli dai nomi fantasiosi o allusivi, spesso congiunti in un dittico a formare un’unica composizione. Formalmente queste danze si presentano come variazioni su semplici successioni armoniche basate prevalentemente sui tenores in voga all’epoca. L’invenzione melodica unitamente all’incisività ritmica che le caratterizza fanno di queste danze dei veri e propri capolavori del genere. Risulta veramente sorprendente la capacità di Borrono di riuscire a rendere avvincente il discorso musicale, pur nella semplicità delle sue componenti, grazie ad una fluente cantabilità vivacizzata da giochi accentuativi frequentemente asimmetrici.

 

 

Come già accennato, Borrono condivide con Francesco alcune intavolature, principalmente quelle apparse nel 1536 (Casteliono, Milano), nel 1546 (?, Venezia) e nel 1548 (Scotto, Venezia). E’ questa la ragione per cui ho pensato di proporre i due autori insieme nella presente incisione. Sono convinto che il contenuto delle intavolature citate rifletta una abitudine esecutiva da parte dei liutisti che amavano avvicendare brani seri e complessi come ricercari e trascrizioni vocali a brani più spigliati e immediati come le danze. Così ho pensato di far precedere, disponendoli secondo un’ordine modale, ricercari e trascrizioni da una danza per rendere l’ascolto più vario e al tempo stesso dare l’idea di quale fosse l’ambito in cui si concretavano le scelte di repertorio di un liutista del Rinascimento.

 

 

Per questa registrazione ho utilizzato due strumenti: un liuto rinascimentale in sol e una vihuela in la. Sebbene la vihuela fosse uno strumento praticato soprattutto in Spagna, sappiamo con certezza che veniva suonato anche altrove. A dimostrazione di ciò abbiamo le due intavolature di Francesco pubblicate a Napoli nel 1536 dall’editore Sultzbachius, il cui titolo recita Intavolatura de viola o vero lauto…. , dove viola è la traduzione in italiano di vihuela. Dunque Francesco ha previsto l’utilizzo di questo strumento come alternativa al liuto per allargare le risorse di timbro e di colore con cui dare voce alle sue composizioni. Il titolo del cd, Rose e Viole, tratto dal saltarello di Borrono posto come brano d’apertura, ben si presta perciò come immagine floreale a suggerire la duplice valenza di autori,  strumenti e generi attraverso cui si dipana l’itinerario musicale proposto, richiamando inoltre un aspetto molto importante della cultura rinascimentale che tende all’esaltazione congiunta  della capacità creativa dell’uomo comparata alla bellezza della natura: “…  sarà questo mio libro, come un verde prato pieno di vari e odoriferi fiori ….” (Intavolatura del Casteliono).

 

 

Tracklist

  1.  P.P. Borrono - Saltarello ditto Rose e Viole
  2.  F. da Milano - Ricercare XII
  3. F. da Milano - Vignon Vignetta
  4. F. da Milano - Ricercare XV
  5. F. da Milano - Ricercare XVI
  6. P.P. Borrono - Pavana ditta la Milanesa e Saltarello de la Preditta
  7. F. da Milano - Ricercare XXVII
  8. P.P. Borrono - Saltarello ditto el Mazolo
  9. F. da Milano - Ricercare XXXI
  10. P.P. Borrono - Saltarello detto el Burato
  11. F. da Milano - Las ye my plains
  12. F. da Milano - Ricercare XXIX
  13. P.P. Borrono - Pavana la Milanesa e Saltarello
  14. F. da Milano - Ricercare XXXII
  15. F. da Milano - Ricercare XXIII
  16. F. da Milano - Ricercare XXI
  17. F. da Milano - Ricercare XIX
  18. F. da Milano - Ricercare XX
  19. P.P. Borrono - Pavana ditta la Desperata e Saltarello de la preditta
  20. F. da Milano - Ricercare I
  21. F. da Milano - Ricercare V
  22. P.P. Borrono - Saltarello ditto Antonola
  23. F. da Milano - Ricercare III
  24. F. da Milano - Ricercare VI
  25. P.P. Borrono - Pavana ditta la Malcontenta e Saltarello de la preditta
  26. F. da Milano - Ricercare X
  27. F. da Milano - Quando penso al martire
  28. P.P. Borrono - Saltarello ditto la Traditorella
  29. F. da Milano - Ricercare II
  30. F. da Milano - Mon per si ma marie
  31. F. da Milano - Ricercare XXXIV
  32. F. da Milano - O bone Jesu

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